circa 4 ore
Parma
Fidenza
Salsomaggiore
Bore
Si parte da Piazzale S. Croce a Parma. Posto a Ovest della città, questo spazio prende il nome dalla chiesa lì edificata nel 1210 e che dal 1218 custodisce le reliquie del Santo Legno. Dal piazzale ci si dirige verso ovest, lungo l’antica Via Emilia, proseguendo fino ad arrivare a San Pancrazio.
Si passa poi vicino a Fraore, antica “Fabronium“, e si arriva al Ponte sul Taro. Il ponte percorribile è un’opera magnifica eretta dall’ing. Antonio Cocconcelli, per volere della Duchessa Maria Luigia d’Austria, negli anni 1816-1821. Alle estremità del ponte si ammirano quattro statue raffiguranti i 4 principali torrenti del Parmense: la Parma, l’Enza, Taro e Stirone, opera dello scultore Carra del 1828.
Continuando il percorso, si incontra il Castello di Castelguelfo, appena oltre Pontetaro, che fu dei Fieschi di Lavagna e che all’inizio del 1200 si chiamava Torre di Sinibaldo Fieschi. L’edificio passò poi ai Da Correggio nel 1314 che lo smantellarono. Dopo un secolo risorse con l’aggiunta di mura, per opera di Orlando Pallavicino. Nel 1407 fu preso da Ottobono Terzi che, in spregio alla fazione dei Ghibellini sconfitta, rinominò il borgo come “Castel-guelfo”. Passò poi ai Farnese e Ottavio Farnese nel 1557 demolì tutte le fortificazioni limitrofe. All’interno vi sono ampie sale, decorate con sfoggio di ricchezza e con fine gusto artistico cinquecentesco.
Si passa poi per Sanguinaro, frazione del comune di Noceto, e si procede per Parola dove un tempo giacevano le mura dell’antico maniero voluto da Torello de Strada (podestà di Parma nel 1227), rimasto incompiuto.
Si arriva così a Fidenza, graziosa cittadina e importante centro agricolo, costruita dopo la caduta dell’Impero Romano sulle rovine dell’antica Fidentia. Fino al 1927 era denominata “Borgo San Donnino”, proprio in onore del santo patrono della città. Fece parte dello Stato Pallavicino e passò poi ai Visconti e dopo agli Sforza. Nel 1541 fu unita al Ducato di Parma e Piacenza. Al centro della città è situata una splendida piazza, nella quale spicca il Palazzo Comunale di stile gotico-lombardo, risalente alla metà del 1300, fatto edificare dai Visconti. Di fronte al Palazzo del Comune si innalzava la Rocca, costruita sull’antico castello feudale (bruciato in due occasioni: nel1109 e nel 1152 dai guelfi di Parma) e distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Questa Rocca ebbe momenti di sfarzo sotto il dominio della Duchessa Enrichetta d’Este, che si ritirò a vivere in essa con la sua piccola corte. Dopo la morte di Enrichetta, avvenuta nel 1777, l’edificio fu rimaneggiato per divenire caserma.
Splendido è il Duomo della città, capolavoro di architettura e scultura medioevale, edificato sull’area dove era la chiesa che custodiva il sepolcro del martire S. Donnino e dove tutt’ora riposa, è a tre navate divise da una doppia serie di dieci piloni a fascia con capitelli cubiformi e semicircolari, presbiterio sopraelevato e matronei. Fu innalzato nel 1102 in stile romanico ed ultimato in forme lombardo-gotiche nei primi decenni del 1200.
Molto importante in questo luogo sono le opere del Benedetto Antelami e scuola della fine XII e l’inizio del XIII secolo, in particolar modo le due statue poste nelle nicchie ai due lati del portale maggiore, opere realizzate quasi sicuramente dal maestro.
Da qui è facilmente raggiungibile Alseno, che permette di arrivare alla Badia di Santa Maria, detta Chiaravalle della Colomba, abbazia cistercense del XII secolo, in stile protogotico lombardo.
Si prosegue fino a passare da Ponte Ghiara e si arriva, quindi, a Salsomaggiore Terme. Divenuta una delle più importanti stazioni balneari e termali d’Italia, il primo insediamento risale al 192 a.C.. Le informazioni fanno riferimento a una colonia gallica sconfitta dai romani. Salsomaggiore è rinomata per le molte terme che colleziona al suo interno, in particolar modo meritano di essere ricordate le Terme Berzieri. Nel complesso termale vi sono sulla facciata e all’interno magnifiche opere dello scultore fiorentino Galileo Chini, che si ispirò alle architetture orientali che aveva studiato durante la sua permanenza a Bangkok fra il 1911 e il 1914.
Da qui si può arrivare al Castellaccio e al monte Cucco, detto anche Piccolo Paradiso, ma soprattutto a Tabiano Terme. Tabiano è una celebre stazione climatica e balneare legata a Fidenza con una strada fatta costruire nel 1842 dalla Duchessa Maria Luigia d’Austria. Sulla vetta del colle si trova il Castello di Tabiano, sorto nell’XI secolo come presidio difensivo dei Marchesi Pallavicino, ebbe fama di essere il più forte e agguerrito maniero del Parmense.
Di seguito, dopo la piccola deviazione per Tabiano, si prosegue fino a raggiungere la Pie’ di Via (di cui è importante ricordare il Castello di Contignaco) e si continua in direzione Pontegrosso, per arrivare poi a Pellegrino Parmense. Di questa località, riposta in una valle tra i monti S. Cristina, monte Belvedere e il monte Mariano, si ricordano la Torre dei Marchesi (o di Grotta) distrutta nel 1304 dai piacentini e il castello medievale, fu innalzato originariamente nel 981 per volere di Adalberto di Baden, capostipite dei Pallavicino. Di rilievo anche il Santuario di Careno della Beata Vergine Assunta, risalente al XIII secolo.
E dopo di questo, si giunge finalmente a Bore, passando per i ruderi dell’eremo di Santa Cristina. Il territorio di Bore è abitato sin dall’epoca romana, quando i centri principali della val Cenedola erano Metti e Pozzolo. Terra di scontri fra Longobardi e Bizantini nel VI secolo, in seguito prevalsero i primi che proseguirono la conquista fino alla marittima ligure. Nel IX secolo venne devastata dagli Ungari. A scopi difensivi fu quindi costruita una rocca presso la località di Metti, detta Rocca degli Orsi, probabilmente nel luogo dove ora sorge il piccolo nucleo di Orsi.