1,31 h circa

Parco Barboj di Rivalta

Lesignano de’ Bagni

Neviano degli Arduini

Parco Provinciale Monte Fuso

Tizzano Val Parma

Il Parmense è una terra in cui la natura si esprime in molte forme: grandi alberi che attraversano i secoli, paesaggi modellati dal tempo ed oasi naturali che custodiscono un ricco patrimonio di vita e biodiversità, invitando ad osservare e vivere il legame tra uomo e ambiente.
L’itinerario proposto vi condurrà proprio attraverso questi luoghi unici, dove la maestosità degli alberi monumentali incontra la vitalità appartenente alle oasi naturali. Ogni tappa vi offrirà un incontro con la natura nella sua forma più autentica, ascoltando storie che solo grandi monumenti secolari sono capaci di raccontare.

Il primo punto del percorso è situato a Fossola, nel Parco Barboj di Rivalta. Un luogo magico per i suoi vulcanelli che emettono gas metaniferi e fanghi, accompagnati da caratteristici “borbottii”. Questo fenomeno geologico, raro e affascinante, ha attirato l’attenzione per secoli: in passato, i fanghi erano considerati medicamentosi e persino utilizzati come sale in cucina fino al 1600. Il paesaggio argilloso ospita ginepri, rare alofite e una ricca fauna, con presenza ornitologica significativa. Tra gli animali che popolano l’area si trovano invertebrati, anfibi, mammiferi e rettili come la luscengola. I laghetti collinari accolgono anche rane e tritoni, contribuendo alla varietà di un ambiente selvatico e affascinante.

Dopo aver visitato il primo luogo, si può giungere alla scoperta del primo albero dell’itinerario: il Fichissimo, un maestoso fico che spicca ai piedi dell’antica abbazia di San Michele Cavana, una chiesa romanica del XII secolo. Questa pianta, alta 6 metri e con una chioma di 300mq, è la più grande della provincia di Parma e, sebbene non sia la più antica, regala a fine agosto fichi deliziosi. L’intreccio fitto dei suoi tronchi rende l’interno quasi inaccessibile, creando un vero labirinto naturale. Simbolo di fertilità e protezione, richiama anche antiche leggende: si narra che Romolo e Remo siano stati salvati da un ramo di fico e che queste piante siano immuni ai fulmini, accrescendo il fascino fiabesco di questo gigante verde.

Spostandoci a Neviano degli Arduini, si giunge alla terza tappa consistente in un altro albero monumentale chiamato il Marrone. Questo castagno rappresenta il simbolo del patrimonio culturale del Monte Fuso e della sua preziosa varietà, il “Marrone di Campora”. Quest’ultimo fu introdotto, secondo la leggenda, da Matilde di Canossa intorno all’anno Mille, divenendo molto importante per le sue qualità organolettiche e per aver arricchito le tavole nobili europee nei secoli. Nel 1913 vinse la medaglia d’oro come miglior marrone italiano, ma oggi la varietà è a rischio di estinzione, con poche piante rimaste. Utilizzato per caldarroste e preparazioni pregiate come marron glacé e tortelli dolci, conserva un legame profondo con la storia e la tradizione.

Per la quarta tappa, sempre a Neviano degli Arduini e spostandosi di pochi metri, si può trovare un altro monumento vivente: la Musona. Questo melo, il più antico della provincia, dà vita ad un frutto molto particolare come la mela Musona: una varietà pregiata per sapore, profumo e lunga conservazione, caratterizzata dalla forma allungata che ricorda una pera. Sebbene oggi è quasi estinta, un esemplare si può trovare a Malora di Campora presso la famiglia Notari, vicino a una casa colonica sul Monte Fuso. I meli raramente diventano secolari, ma questo esemplare potrebbe avere circa un secolo o più, rendendolo una preziosa e rara testimonianza storica.

Dopo aver conosciuto la storia di questi eterni alberi, è il momento di rilassarsi respirando aria pura in una vera oasi naturale: il Parco Provinciale Monte Fuso. Istituito nel 1972 grazie al Dr. Bruno Sassi, si estende per 45 ettari sul Monte Lavacchio, a Scurano, nel comune di Neviano degli Arduini. Il paesaggio da ammirare è quello tipico di alta collina-montagna, e comprende boschi di latifoglie (75% dell’area) e prati permanenti (25%) con specie autoctone come quercia, castagno, ciliegio ed un tiglio secolare. Nel centro faunistico vivono oltre 100 ungulati in semilibertà, tra cui cervi, daini e mufloni. Sono presenti anche recinti didattici con animali della biodiversità locale, come il maiale nero di Parma e la pecora Cornigliese.

Dopo una vera e propria immersione nella natura più viva, ci si prepara a chiudere l’itinerario a Tizzano Val Parma, facendo visita all’albero monumentale del Grande Faggio. Simbolo naturale della provincia di Parma, domina i pascoli del Monte Caio da oltre 300 anni. Salvato nel 1910 da Don Antonio Valenti, che ne impedì il taglio, è oggi un monumento vivente da proteggere, già segnalato un secolo fa come albero da tutelare. Questo gigante ha nutrito cinghiali con le sue faggiole, da cui in tempi di carestia, si ricavava un olio pregiato considerato quasi pari a quello d’oliva.

CONSIGLI

L’itinerario è facilmente percorribile in automobile ma, per gli amanti delle escursioni in piena natura, anche in bicicletta (5 h) riposandosi nei parchi o facendo tappe intermedie nei centri abitati.
Se si ha intenzione di svolgere questo itinerario ad ottobre, è consigliato approfittare della Festa del Marrone di Campora a Neviano degli Arduini. Mentre, in inverno, è sicuramente da visitare Schia, splendida località sciistica.
Indossa vestiti comodi, un cappello d’estate in caso di temperature elevate, porta con te un rifornimento d’acqua ed, eventualmente, pranzo al sacco.
Clicca sul link, situato nell’apposita sezione in alto, per consultare il percorso su Google Maps.

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