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Parma
La città di Parma, con il suo fascino ducale e la sua storia centenaria, è una perla che intreccia cultura, natura e tradizione. Passeggiare tra i suoi parchi e i suoi vicoli significa entrare in contatto con un ambiente vivo e composto da un patrimonio naturalistico intriso di memorie e leggende passate. A testimoniarle, vi sono dei veri e propri monumenti che non solo sfiorano il cielo, ma racchiudono secoli di memoria sotto le loro maestose chiome. Ognuno di questi giganti verdi racconta un frammento del passato, storie di vita parmigiana e di legami profondi con l’uomo.
Questo percorso è un invito a esplorare un aspetto “diverso” della città, dove la natura diventa protagonista e ogni albero sussurra resilienza e unicità. È un cammino che celebra Parma nella sua essenza più autentica: un luogo in cui la maestosità non è solo nelle opere d’arte o nei grandi palazzi ducali, ma anche in questi giganti secolari custodi di una bellezza senza tempo.
La passeggiata ha inizio in Strada Luigi Carlo Farini 90, e più precisamente nell’Orto Botanico. Qui, è custodito il primo protagonista del percorso: il Giallo Parma. Quando si dice “Giallo Parma”, in termini botanici, non possiamo che pensare a questo leggendario ginkgo che ha indossato ogni autunno, per ben 231 volte, la livrea che meglio rappresenta il colore ducale. Fu infatti piantato nel 1791 come albero esotico dall’allora direttore – nonché fondatore – Giambattista Guatteri. È originario della Cina, ma ormai possiamo considerarlo cittadino onorario vista la lunga permanenza nella nostra città. Interessante notare che l’esemplare è un maschietto e quindi non produce semi, ma per non lasciarlo solo qualcuno, decenni or sono, ha innestato un ramo di ginkgo femmina. Ecco che per magia, solo quel ramo di questo maestoso albero produce frutti! Ancora oggi gode di ottima salute, lieto di dare il benvenuto a chiunque voglia andarlo a trovare.
La seconda tappa dell’itinerario verde è la cosiddetta Spontanea Maestà. Essa è all’interno del contesto del Parco Ducale, situato nell’Oltretorrente e voluto da Ottavio Farnese nel 1561. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti della Parma per vederlo come ci appare oggi. La storia del giardino però, oltre che nei libri o su Wikipedia, la si può leggere anche ascoltando le piante che lo adornano. Sì, perché se solo ci fermiamo un momento ad ascoltare, le piante ci parlano e sanno dirci tante cose. È così che, avvicinandoci ai platani dell’étoile di fronte al Palazzo Ducale, possiamo capire dalla loro immensa mole che sono i più vecchi abitanti del parco, voluti da Maria Luigia nel 1830 circa, mentre le querce e gli olmi sono la conseguenza di nascite spontanee durante il periodo di abbandono appena successivo all’Unità d’Italia, quando il giardino passò di proprietà pubblica. Olmo campestre è proprio la Spontanea Maestà, censita e tutelata anche dalla Regione Emilia Romagna e a livello nazionale, nonché figlia del periodo della Belle Époque quando il giardino, passando di proprietà del neonato Stato italiano, fu lasciato a se stesso, arricchendosi delle piante spontanee della nostra pianura. Nacque probabilmente così, vicino al Palazzetto Eucherio Sanvitale, in mezzo alle siepi, e, da loro protetto, si fece spazio fino a diventare una delle piante più grandi del parco.
Proseguendo il cammino, e spostandoci solo di qualche metro, troviamo lo storico Gigante Francese, il platano più grande di tutta la provincia di Parma e per giunta anche la pianta più alta: con i suoi 40 metri, eguaglia i Gemelli di Sissa Trecasali. Sempre nel contesto ducale, con l’estinzione della casata dei Farnese, il Parco cadde in rovina, raggiungendo il momento peggiore nel 1749 quando tutti gli alberi secolari del giardino vennero abbattuti per farne legna da ardere e che alimentasse i fuochi delle truppe del principe Lobkowicz, durante la Guerra di Secessione austriaca. Quattro anni dopo, Filippo di Borbone diede incarico al primo ministro Du Tillot di ristrutturare il parco. Il progetto venne affidato al Petitot che ne fece un giardino neoclassico di ispirazione francese. Maria Luigia ci rimise mano a inizio ‘800: fu probabilmente allora che il nostro platano venne messo a dimora assieme ad altri, purtroppo oggi quasi tutti scomparsi.
L’ultimo step dell’itinerario appartiene ad un albero dal carattere forte e combattente, superstite di mille battaglie: il Pezzo Grosso, pioppo spontaneo vicino al centro e resistito a tante alluvioni del torrente Parma. Lui è lì, in prima fila davanti a tutti, a guardare la Parma “voladora” d’inverno e i ragazzi che giocano a calcio d’estate nei campetti a fianco. Non sappiamo chi l’ha piantato e perché. Forse è nato da solo tanti anni fa, oppure voluto da qualcuno che nell’alveo del torrente coltivava un piccolo orto. Ha sicuramente osservato tutte le vicissitudini del Ponte Nord, costruzione realizzata dall’architetto Vittorio Guasti e inaugurata nel 2012, ma che ha avuto subito uno stop normativo a causa dell’impossibilità di utilizzare in modo permanente un edificio costruito sopra un ponte. Oggi sembra essere arrivata una deroga: dopo quasi 10 anni di completo inutilizzo, può diventare la sede dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po e il terzo ponte “abitato” d’Italia, dopo Ponte Vecchio e il Ponte di Rialto. Questo pioppo nero è il più grande della provincia di Parma come circonferenza: la sua posizione in prossimità del fiume e la potatura che ha subito, lo hanno senza dubbio favorito nella crescita in larghezza
CONSIGLI
L’itinerario è percorribile facilmente a piedi, tra le vie abitate del centro di Parma. Indossa pertanto dei vestiti comodi, un cappello d’estate a protezione del sole (in caso di temperature elevate), porta con te un rifornimento d’acqua ed, eventualmente, pranzo al sacco. Non dimenticarti di fotografare i protagonisti del percorso, in perfetta armonia con l’atmosfera ducale della città.
Clicca sul link, situato nell’apposita sezione in alto, per consultare il percorso su Google Maps.